Category Archives: Mostre

“La ragazza con l’orecchino di perla” diventa audiolibro, voce Isabella Ragonese

dem_bologna_mostra_vermeer_ragazza_orecchino_perla_it

Prende di nuovo vita La ragazza con l’orecchino di perla, il dipinto più celebre di Jan Vermeer che dà il titolo alla mostra dedicata all’età d’oro della pittura olandese del Seicento in corso fino al 25 maggio a Palazzo Fava a Bologna, unico appuntamento in Europa dopo il Giappone e gli Stati Uniti. Già nel 2003, a far impennare la popolarità del quadro diventato ormai icona di un maestro e di un’epoca, aveva senz’altro contribuito  il film con protagonista Scarlett Johansson, tratto dall’omonimo bestseller di Tracy Chevalier che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo regalando a La ragazza con l’orecchino di perla una visibilità mediatica eccezionale. Oggi, a dar voce alla storia immaginaria della giovane e umile ragazza ritratta da Jan Vermeer, è Isabella Ragonese, attrice di cinema e di teatro, (sono in uscita tre film che la vedono protagonista: La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati, Una storia sbagliata di Gianluca Maria Tavarelli e Il giovane favoloso di Mario Martone) in un audiolibro prodotto da Emons in collaborazione con Land Rover, “insieme per la cultura”, con lo slogan “ogni strada ha una storia da raccontare”. Una lettura intensa e toccante che arriva in libreria in contemporanea alla mostra, acquistabile anche in download sul sito emonsaudiolibri.it e su i-Tunes. Inoltre, per l’intera durata dell’esposizione, la “voce del dipinto” con un estratto di La ragazza con l’orecchino di perla letto da Ragonese,  darà il benvenuto ai visitatori che lo richiedano, già nel corridoio d’ingresso di Palazzo Fava.

La ragazza con l’orecchino di perla venne pubblicato negli Stati Uniti nel 2000, quando Tracy Chevalier non era ancora una star della letteratura internazionale ma, grazie al passaparola, scalò presto le classifiche fino a diventare un successo senza confini. Completamente inventata la trama, ma sensuale, lieve e straordinariamente coinvolgente il racconto, Tracy Chevalier ambienta a Deft la sua storia e immagina che Griet sia un’umile sguattera di cucina nella casa del celebre pittore Vermeer. Tra loro, la scrittrice fa nascere un’intesa profonda e misteriosa: la giovanissima Griet dimostra un talento naturale per la preparazione dei colori e per la bellezza; lui, il grande maestro, le offre alcune stoffe per agghindarsi il capo e la fa diventare modella del suo quadro più celebre. E ovunque serpeggia la tensione di una passione amorosa mai espressa, che comunica una ispirazione artistica di rara lucentezza.

“Griet è solo una delle donne che si possono immaginare dietro al volto ritratto da Veermer ed è lei che io ho cercato d’interpretare”, dice “la voce”, Isabella Ragonese, mentre ammira il dipinto esposto a Palazzo Fava “ma la protagonista del romanzo di Tracy Chevalier è solo una delle donne che si possono immaginare dietro a quell’enigmatico volto luminoso. Ce ne possono essere tante altre e ciascuno di noi, guardandolo, può volare liberamente con la fantasia…”.

Fonte: Repubblica.it

Proseguono i nostri eventi!

OA-Vespasiano-164-968x643

Ringraziamo tutti per la bella serata che ci avete regalato venerdì scorso al Teatro Flavio Vespasiano di Rieti. Giornata ricca di musica, creatività ed emozioni, durante la quale si sono esibiti promettenti gruppi emergenti reatini mentre  nel foyer del Teatro abbiamo esposto la mostra fotografica degli allievi dei corsi di fotografia tenuti dal Maestro Andrea Buonocore presso l’Officina dell’Arte di Rieti.

Visto il grande successo riscosso dalla mostra fotografica abbiamo deciso di riproporla presso il Reparto di Radioterapia dell’Ospedale De Lellis di Rieti. La mostra verrà presentata sabato 19 Ottobre alle ore 16:30 in occasione del concerto di “Musica in Ospedale” e potrà essere visionata fino al 06 Gennaio 2014.

Vi aspettiamo.

Penone a Versailles. Parigi celebra l’Arte Povera

Spazio-di-luce

Giuseppe Penone da sempre interagisce con la natura, gli piace catturarne aspetti inediti, la manipola ampliandone la bellezza intrinseca, è questa la sfida principale che in ogni suo lavoro mette in atto. Anche nella sorprendente cornice di Versailles, che ospita ora una sua personale, la prima di un artista contemporaneo italiano, non ha rinunciato a dialogare e ad indagare l’ambiente esterno operando con grande gusto e andando come sempre in profondità.

In reale stato di grazia, l’artista, questa volta più di altre, incanta con una serie di installazioni che sembrano abitare lo spazio, sia all’aperto che al chiuso, con grande autenticità e naturalezza. Di recente negli stessi spazi sono passati Murakami, Koons e la Vasconcelos, ma la raffinata e difficile mostra sembra far superare senza indugi ogni minima traccia mnemonica lasciata dai suoi predecessori, proiettando lo studio fatto in site-specific in una dimensione di grande armonia.  Non si lascia minimamente influenzare dall’opulenza degli spazi e porta con decisa delicatezza il suo sistema dentro il contesto: legno, pietra, marmo, ferro sono i materiali a cui rimane fedele, coinvolgendoli nel suo progetto in modo da proporre un piano di ricchezza molto diversa dal sogno narcisista realizzato dal Re Sole. Del resto, da un artista poverista è ciò che giustamente ci si doveva aspettare.

Giuseppe Penone viene dalla provincia di Cuneo, ora vive ed opera tra Torino e Parigi, dove insegna all’École des Beaux-Arts. I suoi esordi artistici risalgono al 1968 con la prima personale a Torino, dove già rivelava la strada che avrebbe seguito e che porta, oggi come allora, al rapporto tra uomo-natura. Germano Celant  nel ’69 lo invita a contribuire al volume “Arte Povera”, dove  un insieme di fotografie testimoniano le azioni dell’artista in un bosco, mentre segue il processo di crescita degli alberi. Far parte del gruppo dell’Arte Povera, che raccoglie gli artisti italiani oggi più riconosciuti a livello internazionale, per Penone è la logica continuazione di quel dialogo che aveva intrapreso tra le forme del corpo umano e gli organismi vegetali, come alberi e boschi, fiumi e montagne, piante e giardini. La natura per Penone non è una forza da dominare, a differenza delle gigantesche installazioni della Land Art americana, l’intento dell’artista è quello di entrare nel gioco  della natura, capirne le regole, i processi e proseguire con essa la creazione attraverso variazioni non invasive. Tra Scorza e scorza del 2008, è l’opera chiave della mostra, intorno alla quale si sviluppa il percorso, è formata da due calchi di corteccia che provengono da un gigantesco cedro del Libano, che sembra essersi divelto proprio a Versailles.

Un’altra scultura racconta il senso di monumentalità scarna che percorre tutta l’esposizione: Le foglie delle radici del 2011, mostrano una giovane pianta che sta crescendo proprio sulle radici rovesciate. Le sculture di Penone riescono ad imporsi sull’immensità del luogo, non disperdendosi, grazie alla capacità di ribaltare le dimensioni incantando con la forza delle idee perfettamente realizzate. Luigi IV amava la Reggia di Versailles e ne godeva a tal punto d’aver scritto una guida per visitarne i giardini indicando con grande precisione ogni rilievo e scultura, raccomandando così di non trascurare nulla. Penone infonde poesia in quei luoghi, facendo riflettere in totale naturalezza, perché ‘respirare è scultura come un’impronta digitale è un’immagine pittorica’, è invece l’indicazione data da questo artista.

Fonte: Repubblica

Mostra fotografica permanente dell’Officina dell’Arte

Antico - Maria Tozzi

I corsi di fotografia digitale sono ormai attivi da 6 mesi all’Officina dell’Arte e dei Mestieri di Rieti con lo scopo di avvicinare il più possibile le persone ad una fra le più grandi forme di espressione.

Ad oggi abbiamo ottenuto ottimi riscontri, con un folto numero di interessati e partecipanti.

I migliori scatti dei partecipanti della prima edizione sono andati a comporre una bella ed interessante mostra, allestita in maniera permanente presso la sala del the della bar pasticceria Napoleone in Rieti.

Chiara Armini, Claudia Chiaretti, Cristina Marotta e Maria Tozzi sono le autrici dei bellissimi scatti in bianco e nero, che nel tempo si alterneranno con gli scatti degli allievi delle edizioni successive.

 

A Rivodutri “Possibili impressioni” dell’artista canadese Mathew McWilliams

MATHEW-McWILLIAMS

Rivodutri è nuovamente scenario e protagonista del progetto d’arte contemporanea “Un senso di utile ordine” che vede la partecipazione di artisti del panorama internazionale.

Inaugura, infatti, il 19 maggio 2013 alle ore 16,00, nel centro storico di Rivodutri  “Possibili impressioni” la mostra dell’artista canadese Mathew McWilliams.

Nello specifico, McWilliams prenderà a riferimento gli affreschi riportati nella chiesa di Rivodutri per sviluppare una serie di piccole composizioni di colori primari, all’apparenza astratti, dove l’intensa semplicità degli elementi impiegati – carte veline, matite, colori primari – ambisce a dirigere lo sguardo nuovo sulle cose presenti, rinnovandone percezione e sentimento. Al tempo stesso, l’artista si muoverà per il centro storico del paese realizzando inediti scatti fotografici di luce riflessa che saranno poi presentati in sorprendenti successioni di colore, come a catturare l’immediatezza atmosferica di luoghi e dettagli solitamente trascurati.

Completano l’allestimento della mostra una serie di fotografie stenopeiche e lavori di/su carta dell’artista, esemplari di una ricerca ormai da tempo impostasi a livello internazionale.

Inaugura domenica 19 maggio 2013, alle ore 16,00, a Rivodutri centro storico.

Le storie dimenticate di Elsa Morante in mostra nella Casa della memoria

162923451-0c628ed3-3460-42a3-bdfd-5817f1fe131f

A Elsa Morante i bambini piacevano, li amava tanto da ipotizzare il mondo intero salvato dai ragazzini. Della sua fanciullezza però si sa poco, e ancor meno conosciuti sono i racconti che scrisse durante l’infanzia. Storie semplici pubblicate sul Corriere dei piccoli tra il 1933 al 1937. Una collezione custodita dalle Biblioteche di Roma che oggi rivive grazie a “Edizione straordinaria! Elsa Morante e il Corriere dei piccoli”, in mostra nella “Casa della memoria e della storia” di Roma fino al 28 maggio.
Un allestimento particolare, dedicato alla scrittrice per il centenario della sua nascita.
Sette storie trasformate in cartoncino e colori: Il povero santino della bella chiesaLa storia dei bimbi e delle stelleLa storia di GiovannellaPaoletta diventò principessaLa casa dei sette bambiniIl soldato del re; e La casina che non c’è. Per una mostra da fare, oltre che da guardare. Commenta la responsabile della biblioteca della “Casa della memoria”, Daniela Mantarro: “E’ un’esposizione che accoglie l’immaginario dei bimbi degli anni ’30 e aiuta i ragazzi a comprendere come vivevano i loro nonni. Solo grazie alla memoria possono comprendere il mondo contemporaneo “.

Arkadi Sevumyan: il pittore russo innamorato dell’Italia in mostra a Rieti

rieti

Inaugura il 4 maggio 2013 alle ore 17,00 la mostra personale del pittore russo Arkadi Sevumyan, artista innamorato dell’Italia che ha scelto Rieti per la sua personale.

Autodidatta, ritrae in molte delle sue opere monumenti, paesaggi e personaggi italiani. La mostra sarà visitabile sino al 9 maggio presso la Sala Mostre del Comune di Rieti, in Piazza Vittorio Emanuele II.

L’artista, nato in Georgia nel 1968, ha vissuto in Polonia, Armenia e Russia, dove attualmente risiede, sarà presente al vernissage per raccontare le sue opere, il suo percorso, i pittori italiani che tanto lo hanno affascinato e il perché ha deciso di esporre proprio a Rieti. In un italiano perfetto, che parla oltre al russo, polacco e inglese, esprime tutta la sua ammirazione per i pittori italiani che ritiene essere tra i più preziosi del mondo.

Il catalogo delle opere rivela tutta l’ispirazione italiana nella tecnica e nello stile. I suoi quadri raccontano l’Italia e l’Armenia con il linguaggio di un artista poliedrico che ha conquistato Mosca con la sua arte. Una linea sinuosa tracciata tra colori, volti e paesaggi.

 

“Nel corso dei miei viaggi ho visto in questo territorio la bellezza dell’Italia che tanto amo”

Arkadi Sevumyan

Mostra “World Press Photo 2013″. Dal 4 al 26 maggio

World-Press-Photo-2013

Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del Fotogiornalismo. Ogni anno, da 56 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata a esprimersi su migliaia di domande di partecipazione provenienti da tutto il mondo, inviate alla World Press Photo Foundation di Amsterdam da fotogiornalisti, agenzie, quotidiani e riviste. Nascondi testo

Tutta la produzione internazionale viene esaminata e le foto premiate, che costituiscono la mostra, sono pubblicate nel libro che l’accompagna. Si tratta quindi di un’occasione per vedere le immagini più belle e rappresentative che, per un anno intero, hanno accompagnato, documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo.

Per questa edizione, le immagini sottoposte alla giuria del concorso World Press Photo sono state 103.481, inviate da 5.666 fotografi professionisti di 124 diverse nazionalità.

Anche quest’anno la giuria ha diviso i lavori in nove diverse categorie: Vita Quotidiana, Protagonisti dell’attualità, Spot News, Notizie generali, Natura, Storie d’attualità, Arte e spettacolo, Ritratti, Sport.

Sono stati premiati 54 fotografi di 32 diverse nazionalità: Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, India, Indonesia, Iran, Israele, Italia, Giordania, Malesia, Palestina, Paesi Bassi, Perù, Polonia, Portogallo, Russia, Serbia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, USA e Vietnam.

La Foto dell’anno 2012 è dello svedese Paul Hansen. L’immagine mostra un gruppo di uomini lungo una strada della città di Gaza che trasporta i corpi di due bambini morti verso una moschea per la cerimonia di sepoltura. Suhaib Hijazi, di due anni, e il suo fratello maggiore Muhammad che stava per compierne quattro, sono rimati uccisi nel crollo della loro casa colpita da un missile israeliano, a Gaza, il 20 novembre 2012. Anche il padre Fouad è rimasto ucciso, il suo corpo li segue su una barella, mentre la madre è ricoverata in rianimazione. Gli uomini ritratti nella fotografia sono i fratelli di Fouad.

La forza della foto, spiega Mayu Mohanna, membro della giuria originario del Perù, “sta nel modo in cui mostra il contrasto fra rabbia e dolore degli adulti da una parte e l’innocenza dei bambini dall’altra”.

Quest’anno sono sei i fotografi italiani premiati: Fabio Buciarelli, Vittore Buzzi, Paolo Patrizi, Paolo Pellegrin, Fausto Podavini e Alessio Romenzi

La mostra World Press Photo non è soltanto una galleria di immagini sensazionali, ma è un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo. Il suo carattere internazionale, le centinaia di migliaia di persone che ogni anno nel mondo visitano la mostra, sono la dimostrazione della capacità che le immagini hanno di trascendere differenze culturali e linguistiche per raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione.

La World Press Photo Foundation, nata nel 1955, è un’istituzione internazionale indipendente per il fotogiornalismo senza fini di lucro. Il World Press Photo gode del sostegno della Lotteria olandese dei Codici postali ed è sponsorizzato in tutto il mondo da Canon e TNT. Catalogo

Dal 4 al 26 maggio 2013 Martedì-domenica ore 10.00-20.00 Chiuso lunedì

La biglietteria chiude un’ora prima

Biglietto d’ingresso Intero: € 7,50 Ridotto: € 6,50 Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza) Intero: € 6,50 Ridotto: € 5,50

Consulta il sito

“Borderline, Artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalì, dall’Art Brut a Basquiat”. Fino al 16 giugno a Ravenna

ravenna mostra

Il MAR Museo d’Arte della Città di Ravenna prosegue la sua indagine su temi di grande interesse ancora da approfondire con l’ambizioso progetto espositivo dal titolo Borderline, Artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalì, dall’Art Brut a Basquiat a cura di Claudio Spadoni, Giorgio Bedoni e Gabriele Mazzotta,  In programma dal 17 febbraio al 16 giugno 2013, realizzato grazie al prezioso sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna.   L’obiettivo della mostra è di superare i confini che fino ad oggi hanno racchiuso l’Art Brut e l’ “arte dei folli” in un recinto, isolandone gli esponenti da quelli che la critica (e il mercato) ha eletto artisti “ufficiali”. Già nella cultura europea del XX secolo diversi protagonisti delle avanguardie e psichiatri innovatori guardarono in luce nuova le esperienze artistiche nate nei luoghi di cura per malati mentali. Le ricerche di quegli anni avevano avviato una revisione radicale di termini quali “arte dei folli” e “arte psicopatologica”, prendendo in esame queste produzioni sia come sorgenti stesse della creatività quanto come una modalità propria di essere nel mondo, da comprendere al di là del linguaggio formale.   Ricordiamo in sintesi alcune significative tappe storiche: già nel 1912 Paul Klee, in occasione della prima mostra del movimento artistico del Blaue Reiter alla Galleria Thannhauser di Monaco aveva individuato nelle culture primitive, nei disegni infantili e in quelli dei malati mentali le fonti dell’attività creativa. Nel 1922 lo psichiatra tedesco Hans Prinzhorn pubblicò un testo dal titolo “Bildnerei der Geisteskranken (“L’attività plastica dei malati di mente”) che segnerà la fine dello sguardo positivista sulle produzioni artistiche nate negli ospedali psichiatrici. Infine, nel 1945 Jean Dubuffet conia la nozione di Art Brut avviando così una nuova epoca di ricerche in questo campo.   Oggi il termine Borderline individua una condizione critica della modernità, antropologica prima ancora che clinica e culturale. In questo senso la mostra intende esplorare gli incerti confini dell’esperienza artistica al di là di categorie stabilite nel corso del XX secolo, individuando così un’area della creatività dai confini mobili, dove trovano espressione artisti ufficiali ma anche quegli autori ritenuti “folli”, “alienati” o, detto in un linguaggio nato negli anni ’70, “outsiders”.   La mostra curata da Claudio Spadoni, direttore scientifico del museo e da Giorgio Bedoni, psichiatra, psicoterapeuta, docente presso l’Accademia di Brera, e da Gabriele Mazzotta, con il supporto della Fondazione Mazzotta di Milano sarà inaugurata il prossimo 16 febbraio per proseguire fino al 15 giugno 2013.   Dopo una ampia ‘Introduzione Introspettiva’, con opere di Hieronymus Bosch, Pieter Bruegel, Francisco Goya, Max Klinger e Théodore Géricault, l’esposizione sarà organizzata per sezioni tematiche.   Nel ‘Disagio della Realtà‘ verranno presentate importanti opere di protagonisti riconosciuti quali Pierre Alechinsky, Karel Appel, Jean Dubuffet, Gaston Chaissac, Madge Gill, Vojislav Jakic, Asger Jorn, Tancredi Parmeggiani, Federico Saracini, Gaston Teuscher, Willy Varlin, August Walla, Wols, Adolf Wölfli, Carlo Zinelli.   Il ‘Disagio del Corpo‘ comprenderà una serie di lavori dove è protagonista il corpo, che diviene l’estensione della superficie pittorica e talvolta opera stessa nelle sue più sorprendenti trasformazioni, descritte in toni ludici, poetici, talvolta violenti. In questa sezione troviamo Victor Brauner, Corneille, Jean Dubuffet, Pietro Ghizzardi, Cesare Inzerillo, André Masson, Arnulf Rainer, Eugenio Santoro, Carlo Zinelli; poi protagonisti del Wiener Aktionismus come Hermann Nitsch e Günter Brus; e infine Joaquim Vicens Gironella, Josef Hofer, Dwight Mackintosh, Oswald Tschirtner.   All’interno dei ‘Ritratti dell’anima‘ ampio spazio verrà dedicato ad una sequenza di ritratti e soprattutto autoritratti, una delle forme di autoanalisi inconsapevole più frequente nei pazienti delle case di cura, con opere di Francis Bacon, Enrico Baj, Jean – Michel Basquiat, Pablo Echaurren, Sylvain Fusco, Pietro Ghizzardi, Theodor Gordon, Antonio Ligabue, Bengt Lindstrom, Mattia Moreni, Arnulf Rainer, Gino Sandri, Lorenzo Viani. Due maschere Sepik vengono inserite, quali emblematici manufatti di arte primitiva, provenienti dalle popolazioni indigene del fiume Sepik in Melanesia. Un’intera sala verrà poi dedicata ad Aloïse Corbaz, storica autrice dell’Art Brut.   La mostra proseguirà con una sezione dedicata alla scultura, la ‘Terza dimensione del mondo‘ con inediti di Umberto Gervasi, Giuseppe Righi e ancora opere di arte primitiva del Sepik.   Infine, nel ‘Sogno rivela la natura delle cose‘ (titolo che richiama una mostra della Fondazione Mazzotta del 1989), verrà definito l’onirico come fantasma del Borderline con una selezione di dipinti di surrealisti come Salvador Dalì, Max Ernst, André Masson, Victor Brauner, oltre alla presenza di Paul Klee, grande estimatore dell’arte infantile e degli alienati, e dell’autore di Art Brut Scottie Wilson.   La mostra è possibile grazie alla collaborazione di alcuni musei e collezioni pubbliche e private tra cui ricordiamo: Collection de l’Art Brut, Losanna; Museo delle Culture, Lugano; Fondazione Antonio Mazzotta, Milano; Centro di Documentazione di Storia della Psichiatria “San Lazzaro”, Reggio Emilia; Archivio Conti, Saronno; Fondazione Culturale Carlo Zinelli, San Giovanni Lupatoto (VR); Casa Museo Pietro Ghizzardi, Boretto (RE); Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue, Parma;  Verrà pubblicato un ampio catalogo delle Edizioni Gabriele Mazzotta con la riproduzione di tutte le opere esposte, saggi di Claudio Spadoni, Giorgio Bedoni, Gabriele Mazzotta, Sarah Lombardi, Francesco Paolo Campione, ed un’ampia sezione di apparati documentari.

Orari: fino al 31 marzo: martedì- venerdì 9-18,  sabato e domenica 9-19, chiuso lunedì  dall’1 aprile: martedì – giovedì 9-18; venerdì 9-21;  sabato e domenica 9-19 ,chiuso lunedì

Ingresso: intero: 9 euro, ridotto: 7 euro

Informazioni:  Museo d’Arte della città di Ravenna  Via di Roma, Ravenna  info@museocitta.ra.it

La Parigi dell’Ottocento rivive a Rovigo e Padova

de nittis

Palazzo Zabarella, a Padova, ospita una grande mostra dedicata a Giuseppe De Nittis, il più parigino degli artisti italiani, mentre Palazzo Roverella, a Rovigo, rende omaggio ai pittori italiani che lavorarono presso la prestigiosa Maison Goupil

Giuseppe De Nittis visse meno di quarant’anni: dal 1846, quando nacque in quel di Barletta, fino a quel 1884, che segnò la sua morte, a Saint-Germain-en-Laye, vicino Parigi. Eppure ha lasciato un numero straordinario di opere, conservate in musei italiani e francesie in prestigiose raccolte private. Fino al prossimo 26 maggio 120 di questi capolavori sono ospitati a Padova, presso Palazzo Zabarella, per la più importante mostra mai realizzata su quello che viene considerato il rappresentante italiano dell’Impressionismo ed uno dei più importanti esponenti dell’Ottocento europeo.
L’esposizione comprende infatti anche alcune opere ignote alla critica o assenti dall’Italia da molto tempo, come quelle che appartengono al ciclo delle vedute londinesi.
Per quanto riguarda le provenienze, nella lista figurano il Petit Palais di Parigi, il Musée Carnavalet di Parigi, il Musée des Beaux-Arts di Reims, e, tra i musei italiani, la Pinacoteca De Nittis di Barletta, ospitata nella casa natale dell’artista,  la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, il Museo di Capodimonte di Napoli, il Civico Museo Revoltella – Galleria d’Arte Moderna di Trieste e la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia.
E per rimanere in tema, nello stesso periodo, fino al 23 giugno, è ospitata a Palazzo Roverella, a Rovigo, una mostra (Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo: la Maison Goupil) che raggruppa nuovamente insieme, per la prima volta, le opere degli artisti italiani che nella seconda metà dell’Ottocento lavorarono per Galleria Goupil di Parigi,  famosa per aver accolto una vera e propria scuola di pittori di diversa provenienza e formazione,  De Nittis compreso, e per aver saputo diffondere i loro lavori (raffinate rappresentazioni di vita quotidiana ambientate in eleganti interni o nel verde dei giardini) riproducendoli con diverse tecniche, rendendoli popolari e richiestissimi, fino a condizionare il gusto dell’epoca.

 

Fonte: La Stampa