Category Archives: Musica

“Chuck Berry stonava”: rimborsati gli spettatori

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Insoddisfatti del concerto cui avete assistito? Chiedete e sarete rimborsati.

Succede in Finlandia dove l’Associazione dei consumatori ha vinto un ricorso contro gli organizzatori del concerto tenuto da Chuck Berry ad Helsinki nel 2013. Il mitico chitarrista, considerato il padre del rock’n’roll, quella sera era influenzato e nonostante si fosse scusato per le sue condizioni di salute volle portare fino in fondo lo show.

Per effetto della sentenza a loro favorevole, perché come scrive la Commissione governativa «la performance fu ben al di sotto degli standard ragionevolmente accettabili per l’artista in questione», gli spettatori che ne faranno richiesta saranno ora rimborsati del 50 per cento del valore del biglietto.

Il presidente della Commissione Pauli Ståhlberg ha spiegato che questa sentenza non apre le porte per il rimborso a chiunque non abbia trovato di suo gradimento un concerto: «Il presupposto è che nel giudizio generale del pubblico lo show sia stato un vero fallimento, proprio come accaduto nel caso del concerto di Chuck Berry » ha spiegato Ståhlberg, «altrimenti resteremmo nel campo delle opinioni personali, e questo non è abbastanza per chiedere un rimborso».

Ma l’aspetto più curioso della sentenza della Commissione per i consumatori finlandese riguarda la linea che traccia tra fattori ammissibili e quelli da considerarsi non validi per giustificare il rimborso. Se dunque la malattia viene accettata, come il precedente di Berry dimostra, così sempre non è nel caso dello stato di ubriachezza: «Non è infrequente notare artisti alticci ai festival rock ma ciò non compromette necessariamente la qualità delle loro performance » ha spiegato il presidente della Commissione finlanedese per i consumatori.
Del resto, ciò che non si può pretendere è che un artista conosciuto per i suoi eccessi, anche sul palco, si comporti diversamente: a una richiesta di rimborso si potrebbe allora opporre la critica per «incauto acquisto di biglietto».

 

Fonte: Repubblica.it

Festa Europea della Musica – Rieti dal 20 al 22 giugno 2014

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PROGRAMMA RIETI

Nata in Francia nel 1982 per iniziativa del Ministro della Cultura Francese, Jack Lang, la Festa Europea della Musica è l’evento che ogni 21 giugno celebra l’arrivo dell’estate in molte città in Europa e nel mondo, regalando centinaia di concerti completamente gratuiti, di ogni genere musicale.
A Rieti, la Festa Europea della Musica giunge nel 2014 alla sua XIV edizione, dopo aver ripreso slancio nel 2013 grazie all’ dall’Associazione Culturale di Promozione Sociale “Musikologiamo” e dal Lions Club Rieti HOST .
La manifestazione, inserita quest’anno anche nel circuito Nazionale e Internazionale della Festa della Musica,  conta su collaborazioni consolidate con molti soggetti operanti in campo musicale a livello locale, nazionale ed internazionale. L’obiettivo è sviluppare un’occasione di incontro per promuovere l’adesione di nuovi progetti inediti e originali, coinvolgere il pubblico in modo sempre più interattivo e promuovere il territorio.
Dai due concerti della prima edizione si è passati ai 10 del 2013, che hanno visto esibirsi ben oltre 100 artisti in alcuni dei luoghi più suggestivi del Centro d’Italia.
Denso di significato e di nota il messaggio di vicinanza inviato l’anno scorso, nel corso della conferenza stampa, dalla Città di Rieti all’Orchestra Sinfonica Greca.
In questi anni, sono state scelte molteplici ed originali locations, valorizzandole e condividendole con i frequentatori del Festival.
Inoltre, lo spirito della Festa ha portato a condividere il piacere della musica in interi quartieri, ville, giardini, locali e altri luoghi di incontro, sia nel centro storico che in periferia.
Oltre ad ospitare noti artisti, la Festa Europea della Musica si rivolge ai giovani creativi, che maturano esperienza confrontandosi con spazi insoliti, realtà stimolanti e un pubblico appassionato e festoso.Quindi, dal 20 al 22 giugno 2014, «che la musica respiri, sempre!»I luoghi dove la musica si ascolterà saranno: Auditorium dei Poveri, Auditorium Varrone, Piazza S.Rufo, LungoVelino, Piazza Cavour, Via Paolessi, Largo S.Giorgio,  Via Terenzio Varrone, Piazza Beata Colomba, I Pozzi.
La manifestazione è promossa dall’Associazione Musikologiamo e LIONS Club Rieti HOST, con la collaborazione di Comune di Rieti – Assessorato alle Culture, Confcommercio Rieti, Frontiera, Officina dell’Arte e dei Mestieri di Rieti, Ufficio Informagiovani e ProLoco di Rieti.Venerdì 20 giugno:

ore 21.00 Auditorium Varrone ( Chiesa S. Scolastica ), via Terenzio Varrone, Rieti, concerto del M* Eleonora Podaliri Vulpiani ed i suoi allievi di Conservatorio, ingresso libero;
ore 22.00 Lungo Velino Café ( Via Salaria per Roma ) Concerto Live di Joy Stick, ingresso libero;
ore 22.30 Be’er Sheva, via delle Stelle ( I Pozzi ), Rieti, ingresso libero concerto del Duo Voce e pianoforte Maria Rosaria De Rossi e Paolo Paniconi, ingresso libero.

Sabato 21 giugno:

ore 19.00 Largo S.Giorgio presso Rigodon Café concerto di Phoenix Girls Chorus Cantabile,ingresso libero;
ore 19.30 Via Paolessi presso Luwak Café concerto di Insidious Trap, ingresso libero;
ore 21.00 presso Auditorium dei Poveri ( Chiesa S. Giovenale ) concerto dei Mononoke, ingresso libero;
ore 21.15 presso piazza S.Rufo concerto di LA CHIAVE DEL 9, ingresso libero;
ore 22.15 presso piazza S.Rufo concerto di RITMIX, ingresso libero;
ore. 22.15 piazza Cavour presso Gran Café La Lira concerto di Alessio Guadagnoli, ingresso libero;
ore 22.45 Lungo Velino presso Bonobo Club Café concerto di Casale 136-Negramaro Tributo, ingresso libero;
ore 23.15 via Terenzio Varrone presso Depero DJ Set – musica elettronica.

Domenica 22 giugno:

ore 21.00 Auditorium Varrone Concerto di Parole e Musica con Musì Duo-Sandro Sacco (flauto) & Paolo Paniconi (pianoforte), ingresso libero;
ore 22.00 presso LungoVelino Cafe’ concerto di Postal Docs, ingresso libero.

Viva la Musica.

Fonte:
http://www.festadellamusica-europea.it/index.php/italia/lazio/rieti

Pharrell Williams, dopo “Happy” arriva il nuovo singolo “Marilyn Monroe”

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Pharrell Williams, è lui l’artista del momento. Un momento, quello di Mr. Williams, che dura da quasi due anni e che non accenna a prendere la curva discendente della parabola. E’ uscito pochi giorni fa il suo nuovo singolo, tratto dall’album “G I R L“: si chiama “Marilyn Monroe“, ha spunti dance ed è subito orecchiabile. Non bisogna praticare l’azzardo di mestiere per supporre che sarà un successo, l’ennesimo.

Gli addetti ai lavori e i musicofili conoscevano Williams già da tempo. Ma la vera consacrazione è arrivata quando i Daft Punk l’hanno chiamato (insieme a Nile Rodger, storico chitarrista degli Chic) per collaborare al singolo di lancio di Random access memories, il loro quarto, attesissimo, album in studio. I signori Daft Punk hanno scelto lui, Pharrell, per far suonare quella “Get Lucky” così com’è: familiare, vicino a quel soft funk anni ’70 e a quella disco music nostalgia (Rodger, certo, ci ha messo del suo) che fa tanto “già sentito” e che, proprio per questo, resta in testa fin dal primo ascolto.

E questo, d’altra parte, sembra essere uno dei segreti di Pharrell: prendere qualcosa che “è sempre stata lì” e aggiungerci stile quanto basta a farla sembrare assolutamente nuova. Familiare eppure stravagante, così è stato anche per l’altra hit di successo che lo scorso 2013 si è fregiata della sua collaborazione, “Blurred Lines“: c’è qualcosa di Marvin Gaye che coccola e fa sentire “a casa”, ci sono ritmo e tempi musicali che proiettano nel 2020 e c’è Robin Thicke, che insieme a Williams, canta, balla e ammicca in un video tra i più cliccati dello scorso anno.

Ma chi è il signor Pharrell Williams? E quale storia è alla base il suo straordinario successo? Prima che Happy (pezzo nato come colonna sonora del film d’animazione “Cattivissimo me 2″, candidato agli Oscar 2014 come miglior canzone e diventato un vero fenomeno di costume) diventasse il brano più trasmesso dalle radio, più canticchiato, più condiviso sul web, talmente “più” che sembra d’averne fatta indigestione, prima di tutto questo Mr. Williams faceva musica già da tempo. Classe 1973, Pharrell inizia molto presto, tanto che a soli dodici anni conosce Chad Hugo in un laboratorio jazz. Williams la batteria, Hugo il sassofono tenore. E’ proprio con Chad Hugo che fonda, nel 1994, il duo di produttori discografici The Neptunes e poi, nel 2001, i due (insieme a Shae Aley) pubblicano il loro primo album come N.E.R.D, “In search of…”: il disco è un mosaico di rock, soul, electro e hip hop e nonostante non si possa definire un grande successo commerciale, si afferma da subito come punto di riferimento per addetti ai lavori e musicisti. Il loro secondo album,Fly or Die, pubblicato nel 2004 e sempre molto incensato nell’ambiente musicale, riesce a raggiungere anche una certa popolarità di pubblico, soprattutto con il brano “She wants to move“.

Ma c’è dell’altro: Pharrell ha prodotto e scritto canzoni per più di un ventennio, passando dall’hip hop al pop e collaborando con aristi come MadonnaShakiraJennifer LopezMiley Cirus (che segue nell’attuale svolta da cantante Disney a “wanna be” icona sexy), Justin TimberlakeUsher,Demon Albarn, gli Strokes e altri, tutti quelli che valeva la pena, si potrebbe azzardare. Collaborazioni a tutto tondo, dunque, spaziando dall’avanguardia al pop da classifica, per poi diventare lui stesso il punto di riferimento del pop d’oggigiorno. Musicista capace di fornire una chiave di lettura spensierata, leggera, Pharrell afferma la volontà di stare su un territorio disimpegnato, che molti hanno a lungo snobbato e che lui invece presidia, con aria ingenua e un po’ spavalda (salvo commuoversi da Oprah Winfrey, guardando un video tributo a “Happy”: lo aspettiamo a “C’è posta per te“).

“Una voce neutra – scrive Jon Caramanica sul New York Times – Pharrell non è un cantante “potente”, tanto che la sua voce nei dischi è spesso ingrossata e armonizzata. E non c’è niente di eclatante nei suoi testi – continua Caramanica – che, anzi, se fossero stati proposti da altri sarebbero stati certamente liquidati per troppa semplicità“. Eppure la sua forza è proprio lì, in questa disarmante semplicità sostenuta da ritmo e intuizioni, capaci di far innamorare al primo ascolto. Dettagli, come quelli di stile con i quali conquista la stampa di moda di tutto il mondo: ora un cappello da cowboy, poi uno smoking portato con i pantaloni corti al polpaccio, Williams non sembra avere alcuna analogia con i rapper denti d’oro e macchinone che siamo abituati a tenere nel nostro immaginario. Camaleontico e iconografico anche nel look, imprenditore del settore moda con due linee di abbigliamento all’attivo, è certamente lui, Pharrell Williams, il musicista e il personaggio del momento.

 

 

Fonte: Ilfattoquotidiano

ISIDE MUSIC CONTEST – Il mondo femminile al centro della musica

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Grande successo per la prima edizione dell’Iside Music Contest, concorso musicale per band e solisti emergenti indetto dall’Associazione di Volontariato Syro che si è tenuta SABATO 08 Marzo alle ORE 22.30 presso il Depero Club sito in Via Terenzio Varrone 36.

La serata piena di energia ha ricevuto molti consensi dal folto pubblico presente. I sei concorrenti (Davide Paleotti, Insidious, Postaldocs, Dirty Influence, La Chiave del Nove, Delirium(fm)) hanno entusiasmato non solo il pubblico ma anche la giuria, composta da Luca Di Benedetto (musicista del duo “Luca e Germano”), Silvio Ippoliti (Radio Si Serva Signora) e  Daniele Stangherlin ( Rieti News e Tutta la città ne parla ) che ha decretato il vincitore dell’evento. Si è aggiudicato il primo posto il rapper reatino Insidious (Riccardo Fabrizi) che si è esibito con due pezzi inediti. Il giovane musicista è riuscito più di altri a trasmettere originalità  ed espressività. Riccardo Fabrizi in arte Insidious è sin da piccolo appassionato della musica sopratutto quella rap sono infatti sua fonte di ispirazione gli Articolo 31 e Neffa. Ha conquistato il 2° posto dell’Oa Music Festival ed ha pubblicato “Sensazioni Naturali vol.1″ un EP di 4tracce.

Insidious si è aggiudicato la partecipazione al MEI (Meeting dell’Etichette Indipendenti) a Faenza la piu’ grande vetrina dei giovani talenti emergenti di musica inedita italiana. Il Mei  ha per protagonisti di primo piano i festival, le decine di realtà musicali che ogni anno, in tutta Italia, sostengono e offrono spazio alla musica indipendente ed emergente.

L’evento è stato  presentato dal Direttore Artistico Marco Puglielli e dal Direttore Comunicazione e Marketing Marta Paloni di Radio Si Serva Signora che con la loro simpatia ed ironia hanno reso la serata ancor più piacevole e coinvolgente.

Lo spettacolo è stato possibile grazie anche alla collaborazione dell’Officina dell’Arte di Rieti.

Concorso Musicale: “Iside Music Contest”.

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L’Associazione di Volontariato Syro ha indetto la prima edizione del concorso musicale“Iside Music Contest”.

La manifestazione avrà luogo sabato 8 Marzo 2014 dalle ore 22.30 presso il Depero Club in via Terenzio Varrone, 36.
Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 03 Marzo 2014.

Possono partecipare tutti i gruppi e solisti di Rieti e Provincia che non abbiano pubblicato e/o distribuito CD con etichette discografiche. Sono ammessi tutti i generi musicali comprese le cover.

I vincitori si aggiudicheranno la partecipazione al M.E.I. (Meeting dell’Etichette Indipendenti) la più grande vetrina dei giovani talenti emergenti di musica inedita italiana dove sarà possibile esibirsi nei tanti concerti che si terranno a Faenza.

Il tema di questa prima edizione ruota intorno al mondo femminile.
Iside è la dea della maternità e della fertilità nell’Antico Egitto ad essa viene attribuito il potere di aver reso le donne uguali agli uomini. Dea dalle molte facoltà, come le stesse Donne, è onore del sesso femminile nemica dell’odio e della violenza .

Tutta la modulistica è presente sul sito dell’Associazione di Volontariato Syro: www.syroassociazione.wordpress.com

 

 

Claudio Abbado, l’arte di trasformare tutta la musica in musica da camera

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TUTTA la musica è musica da camera. È sempre stata questa la guida, la strada maestra, l’ossessione ricorrente di Claudio Abbado. Non importava quale fosse la partitura “immaginaria” aperta sul suo leggio: una sinfonia doveva suonare come un quartetto d’archi, un concerto per pianoforte come un quintetto, un’opera come una piccola cantata da camera. Il “segreto” del suo incessante, meticoloso lavoro di concertazione era racchiuso in questa semplice, e profondissima, intuizione: con lo sguardo, col sorriso o con un impercettibile cenno della mano, invitava i primi violini ad ascoltare i flauti, i violoncelli a seguire la linea dei clarinetti, i contrabbassi ad attendere il suono degli ottoni. E viceversa. Esattamente come si fa nella pratica nobile e antica del musizieren, del “fare musica insieme”.

La regola aurea dell’ascolto reciproco ha attraversato la genesi e l’esistenza delle tante orchestre che Abbado ha creato con insistenza e ostinazione. Lui ha sempre sostenuto di averne fondata, in realtà, una soltanto, la European Community Youth Orchestra, nata nel 1978, e che poi le altre sono nate per gemmazione spontanea da quella pianta originaria. Ma a ben guardare, e soprattutto a ben sentire, la Chamber Orchestra of Europe, la Gustav Mahler Jugendorchester, la Mahler Chamber Orchestra, fino alle creature più giovani, l’Orchestra del Festival di Lucerna e l’Orchestra Mozart di Bologna, recano inconfondibili le impronte del suo pensiero: la leggerezza dell’organico, la trasparenza del suono, la perfetta integrazione tra le singole sezioni, l’assoluta omogeneità di timbro ai poli opposti della dinamica (il pianissimo e il fortissimo), la reattività ai repentini cambiamenti di tempo. Vibratili organismi viventi, insomma, non semplici macchine per produrre musica.

È questo il motivo per il quale, soprattutto nella seconda metà della sua carriera, Abbado ha scelto sempre più spesso di lavorare con le “proprie” orchestre, composte con cura, scegliendo personalmente ogni singolo musicista, piuttosto che con le “big orchestras” del mondo intero. Il “viaggio di formazione” intrapreso con il Teatro alla Scala (tra il 1968 e il 1986), la “conquista dell’identità” durante la parentesi viennese come Generalmusikdirektor della città, e infine il “trionfo della maturità” alla guida dei Berliner Philharmoniker (dal 1991 al 2002) costituiscono certamente tre stagioni fondamentali nella vita artistica di Abbado. Ma incidono più sulla sua complessa identità di “uomo di idee” che sulla sua coscienza strettamente interpretativa. A Milano spalanca le porte arrugginite della Scala  all’opera del Novecento, Da Berg a Nono, a Vienna incrina l’aplomb rigidamente conservatore della capitale fondando “Wien Modern”, un festival declinato alla musica del presente, a Berlino sradica l’era Karajan impostando ogni stagione come un grande “forum delle arti”, integrato e multidisciplinare, di volta in volta dedicato ad un tema chiave della cultura contemporanea: da “Prometeo” fino a “Liebe und Tod” (“Amore e Morte”).

Ma è al di fuori dei recinti delle “majors” musicali che Abbado definisce, soprattutto negli ultimi dieci anni di vita, la propria inconfondibile identità interpretativa. Insieme alle sue orchestre, ma anche attraverso i nuovi “viaggi del sapere” che compie insistentemente in America Latina, a Cuba e in Venezuela. Qui, a contatto diretto con gli “ultimi della terra”, prende forma quell’originale e unico “umanesimo musicale” che si riversa anche nelle sue immagini dei classici: da Beethoven a Brahms, da Schubert a Mahler, da Mozart a Verdi, le sue stelle polari. Una visione della musica che coniuga il rigore analitico e la tensione tragica, la trasparenza adamantina e il furor dionisiaco, il lirismo lacerante del canto e la potenza tellurica del suono. Ogni idea racchiusa in un gesto all’apparenza discreto, danzante, vibrante, incomparabilmente magnetico.

 

Fonte: Repubblica.it


Springsteen, il nuovo album “High hopes” critiche e (presunta) empasse creativa

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“I fan devi sorprenderli, non spaventarli”, ha detto Bruce Springsteen al suo produttore Ron Aniello mentre lavoravano a High Hopes, il nuovo album del Boss uscito il 14 gennaio. Anche se stavolta il termine “nuovo” potrebbe non essere il più adatto. Strano, interlocutorio disco questo, che ha fatto storcere la bocca a molti una volta che si è sparsa la voce che quattro delle sue dodici canzoni sarebbero state rivisitazioni di materiale già noto e una (“Just Like Fire Would”), la cover di un oscuro gruppo australiano, The Saints. Il materiale originale, poi, recuperato dalle registrazioni dell’ultimo decennio o persino prima, ha rinnovato le critiche dei fan più agguerriti (curioso che siano sempre gli adoratori dell’icona Springsteen i suoi più accaniti detrattori) su una presunta empasse creativa e su un contratto con la Sony che lo costringerebbe a pubblicare molto più che in passato.

In effetti dal 2002 ad oggi Springsteen ha pubblicato sette album da studio, tre dal vivo, due raccolte e le edizioni speciali con montagne di inediti per celebrare due dei suoi dischi storici: Born To Run e Darkness On The Edge Of Town; non è poco per un artista che nei precedenti trent’anni di carriera si era limitato ad una quindicina di pubblicazioni. Dal canto suo, Bruce afferma di sentirsi molto più sereno che in passato sulla pubblicazione del suo materiale ed è cosa nota che continui a scrivere un’infinità di canzoni che poi non vedono la luce. Quindi High Hopes sarebbe un disco di scarto nato per adempiere a doveri contrattuali o per avere materiale nuovo da vendere mentre si parte per i tour di Sudafrica e Australia? Forse è anche questo, ma sarebbe davvero ingeneroso non concedere il beneficio di un ascolto sincero ad un artista che in passato ha così raramente tradito le attese.

Nelle note scritte di suo pugno, Springsteen afferma che questi brani sono tra i suoi preferiti degli ultimi dieci anni e che, per vari motivi, non avevano trovato spazio sui dischi mentre avrebbero meritato la pubblicazione. Difficile dargli torto quando si ascoltano “Harry’s Place” e “Down in the Hole”, le due canzoni che per il rotto della cuffia non trovarono posto su The Rising, il capolavoro post-11 settembre uscito nel 2002, o quando ci si imbatte nel delicato valzer di “Hunter of Invisible Game” o la toccante “The Wall”, che risale addirittura alla fine degli anni novanta e fu ispirata da una visita al muro del Vietnam Veterans Memorial dove sono inscritti i nomi dei caduti, tra cui quello di Walter Chicon, cantante di una band del New Jersey, morto in Vietnam come molti ragazzi della generazione di Bruce: “Ora gli uomini che ti hanno messo qui mangiano con le loro famiglie in ricche sale da pranzo/E scuse e perdono non possono trovare spazio su questo muro”.

In questi versi c’è la stessa rabbia di “Death to my Hometown” e di altri brani di Wrecking Ball, nei confronti di un potere politico ed economico criminale e ingordo (“Mandiamo all’inferno/Gli avidi ladri che hanno divorato tutta la carne/I cui crimini sono rimasti impuniti/E che camminano ancora come uomini liberi…”). Un filo rosso che forse è la chiave per interpretare l’album come una sorta di chiusura del lavoro svolto nel decennio passato. Un percorso a ritroso lungo la strada fatta per trovare un suono adatto a questi anni, un suono che ha raccolto la tradizione del folk e delle canzoni di protesta per raccontare prima lo shock dell’undici settembre, poi la guerra in Iraq, la speranza per l’elezione di Obama e infine la crisi economica, ma anche un suono nuovo che senza rinunciare alla classicità rock, marchio di fabbrica della sua E Street Band, ha trovato nuove idee e nuovi percorsi, che culminano con la persino troppo ingombrante presenza di Tom Morello su questo disco.

Il dirompente chitarrista del gruppo rap metal Rage Against The Machine sembra essere lontano anni luce dalla musica del Boss e la sua presenza rischia di provocare quello che Bruce dichiara di voler evitare: “spaventare i fan”, ma l’amicizia tra i due artisti è ormai nota da anni, così come la stima di Springsteen nei suoi confronti: “E’ uno di quei rari chitarristi in grado di creare un proprio mondo, come The Edge degli U2, Pete Townshend degli Who o Johnny Marr degli Smiths. La E Street Band è una grande casa, ma quando Tom suona con noi crea un’altra stanza”, ha detto il Boss a Rolling Stone. Un disco che comincia con le piccole ma “grandi speranze” per una vita migliore della canzone che dà il titolo all’album (cover di un misconosciuto gruppo dei primi anni novanta, The Havalinas), mentre in chiusura il mantra onirico “Dream Baby Dream” (vecchio brano del duo electropunk Suicide), invita a tenere accesa la fiamma, asciugarsi le lacrime e continuare a sognare. Ma tra questi due estremi troviamo come sempre l’amore, la morte, la guerra, le ingiustizie, la vita vissuta. E grande musica. Tra questi estremi insomma, c’è un disco di Bruce Springsteen.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

“Mondovisione” è il più venduto nel 2013, gli italiani dominano la Top 100 degli album

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Sono bastate cinque settimane nei negozi di dischi per rendere Mondovisione l’album più venduto del 2013 in Italia. Il decimo disco di inediti di Luciano Ligabue, pubblicato il 26 novembre scorso, ha ottenuto quattro Dischi di platino, ovvero 240.000 copie accertate. L’album di Ligabue ha dominato nelle ultime settimane la classifica ufficiale stilata dalla Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana), che in questi giorni ha reso pubblica pure la classifica di vendita dell’intera annata. Alle spalle del rocker di Correggio figurano i Modà con Gioia… non è mai abbastanza! (la formazione del cantante Kekko Silvestre è in classifica anche con Viva i romantici, che occupa il 57° posto) seguiti dall’antologia Backup 1987-2012 Il best di Jovanotti (presente con un’altra edizione del disco al 41° posto). A certificare la stagione più felice dell’hip hop italiano, che vanta numerose presenze nella graduatoria dei cento più venduti dell’anno, arriva il quarto posto di Moreno con Stecca e il sesto di Fedez (Sig. Brainwash – L’arte di accontentare), con Emma inserita fra di loro al quinto posto con il suo Schiena vs Schiena.

Altri squilli di rap italiano provengono da Gue Pequeno (in libera uscita dai Club Dogo), 23° con Bravo ragazzo, Fabri Fibra appena una spanna dietro di lui al 24° con Guerra e pace, Emis Killa 28° con Mercurio, poi più distaccati SalmoJake la Furia, Clementino e Gemitaiz.

Nella Top 100 ufficiale della Fimi relativa agli album più venduti in Italia è netta la supremazia dei nostri artisti, solisti o gruppi che siano, rispetto alle star internazionali. Fra i primi dieci figurano ancora Marco Mengoni (settimo con #prontoacorrereilviaggio), Laura Pausini (nona con 20 The Greatest Hits) e Max Pezzali al decimo posto. L’unica presenza straniera fra i primi dieci è quella dei teen idols One Direction con Midnight Memories, che si è piazzato all’ottavo posto, ma la band britannica è in classifica anche con i precedenti Take me home (che occupa il n.28) e Up all night (al n. 59).

 

Fonte: Repubblica

SABATO A RIETI IL RAPPER COEZ.

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Primo, esclusivo evento per la nuova associazione reatina “Da Capo”. Il primo evento organizzato è il live di Coez, all’anagrafe Silvano Albanese, classe 1983, uno dei maggiori interpreti della nuova scena del rap italiano. Coez si esibirà sabato alle “Scuderie Dancing” (via Leonardo Da Vinci, nucleo industriale, ore 21) con il suo live tour ”Non erano fiori”.

Il primo ospite è già una bomba: Coez ha iniziato a fare rap a 19 anni, dando vita nella scena romana al gruppo “Circolo vizioso”. Con il passare del tempo si è evoluto ed è migliorato, rimanendo sempre fedele alle sue tematiche principali: figlio di una generazione difficile, tormentato da amori finiti male. Nel 2011, dalla collaborazione con lo storico produttore e dj Sine, è nato il brano “E invece no”, che in poco tempo ha raggiunto migliaia di visualizzazioni su internet. Nel 2012 ha iniziato a collaborare con Riccardo Sinigallia per il nuovo progetto discografico, firmato Carosello Records, che ha portato alla pubblicazione dell’album “Non erano fiori”, nel giugno 2013, consacrando definitivamente Coez come uno degli artisti della scena rap italiana più affermati e rispettati anche dal panorama underground.

 

FONTE:  Rieti Life

Beatles, fra i gioielli della BBC spuntano tre cover inedite (e c’è pure “Happy Birthday”)

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Amare i Beatles è una malattia, spesso incurabile. Si inizia così, ascoltando una canzone o due, poi si comprano gli album, poi ascoltare i Fab Four diventa qualcosa di cui non si può fare a meno. E la dipendenza da Beatles può trovare sollievo solo a tratti, quando la Apple, conoscendo bene la sindrome, decide di tirare fuori dai cassetti, o meglio dalle casseforti nelle quali sono conservati, nastri che prima d’oggi non sono mai stati messi su disco o cd. Così, dopo le leggendarie Anthology, dopo Let it be… naked, dopo le rimasterizzazioni dell’intero catalogo e le riedizioni “ripulite” di Yellow Submarine e di Magical Mistery Tour, ecco un nuovo doppio cd, On air – Live at BBC vol.2, per chi era alla ricerca di qualcosa di “nuovo” da ascoltare.

Il termine “nuovo” è relativo, i Beatles hanno smesso di registrare nel 1970 (l’ultimo brano è I me mine di Harrison, senza Lennon) ma quando si tratta di brani che il pubblico non ha avuto più l’occasione di ascoltare da quando sono stati registrati, si parla di piccoli gioielli. L’archivio in questione è quello della BBC, che tra il 1962 e il 1965 ha ospitato i Beatles 52 volte. Suonarono qualche centinaio di canzoni, molte eseguite più volte, un totale di 275 performance tra marzo 1962 e giugno 1965. L’anno in cui registrarono più partecipazioni fu il 1963, con 39 show radiofonici, e in un solo giorno incisero 18 canzoni per tre edizioni diverse del programma Pop go The Beatles, in un’unica session di sette ore. In totale registrarono 88 canzoni diverse. “Facevamo il viaggio di 200 miglia sull’autostrada con un vecchio van”, ricordò George Harrison in un’intervista, “arrivavamo a Londra, cercavamo la BBC, mettevamo su gli strumenti e facevamo il programma. Poi rimettevamo tutto nel van e andavamo a fare un concerto in qualche altra città”.

Chi soffre di dipendenza da Beatles queste registrazioni le conosce, sono uscite in diversi bootleg, soprattutto in un colossale cofanetto con 12 cd. O ha invece acquistato la prima raccolta, Live at BBC, che la Apple mise in commercio nel 1994, con grande successo (oltre cinque milioni di copie vendute), un doppio album contenente 69 tracce, realizzato con la cura di George Martin che aveva rimasterizzato le versioni originali, non tutte provenienti dagli archivi della BBC, anche da collezioni private di ascoltatori e collezionisti.

Quasi vent’anni dopo, la Apple ci riprova con questo On air – Live at the BBC volume 2, 63 tracce (37 canzoni e 23 brani parlati), rimasterizzate da Guy Massey e Alex Wharton. Il motivo principale d’interesse non è solo la straordinaria freschezza dei Beatles degli esordi ma anche i tre brani fino a oggi inediti nell’esecuzione dei Beatles:I’m talking about you di Chuck Berry; Beautiful dreamer resa celebre da Jerry Lee Lewis e Happy birthday dear Saturday Club, la classica canzone di compleanno adattata alla trasmissione Saturday Club.

I due cd ripropongono i Beatles dal vivo nel periodo della loro ascesa, dalle prime session a quelle del 1965 quando erano già padroni del mondo. Poi ci sono gli interventi di John, Paul, George e Ringo e i “pop profiles”, le interviste a ognuno dei quattro che chiudono i cd, in cui emergono le loro diverse personalità. Un modo di riscoprire i Beatles prima della loro “svolta” artistica, quando erano i rivoluzionari del beat, portavano capelli a caschetto e stivaletti neri. Quando la musica pop aveva una sua innocenza che da queste incisioni d’epoca risalta in modo magnifico.

 

 Fonte: Repubblica