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“Roma città aperta”, il capolavoro di Rossellini torna restaurato nelle sale

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Nessuno può dimenticare Anna Magnani e gli eroi resistenti di Roma città aperta. Tutti ricordano il sacrificio di don Pietro, con il volto dolente di Aldo Fabrizi, in quella città devastata dal furore nazi-fascista. Ebbene una tra le pellicole più rappresentative del neorealismo italiano, il film che è diventato il simbolo della Resistenza e dell’Italia post-bellica che rimetteva insieme i pezzi dopo il secondo conflitto mondiale, il capolavoro senza tempo di Roberto Rossellini è pronto per tornare nelle sale italiane, inversione restaurata e nel mese della Festa della Liberazione, da lunedì 31 marzo fino alla fine di aprile, in oltre 70 cinema.

Roma Città Aperta, il lungometraggio che proiettò l’attrice romana nell’olimpo delle star di fama internazionale, fu il primo capitolo della Trilogia della guerra diretta dal regista. Poi arrivarono Paisà nel 1946 e Germania anno zero, due anni più tardi. Presentato in concorso al Festival di Cannes del ’46, dove vinse il Grand Prix come miglior film, la pellicola ottenne anche una candidatura al Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale, che porta la firma oltre che del regista anche di Sergio Amidei, Ferruccio Disnan e di un altro maestro, Federico Fellini.

Emblema di un popolo e di una nazione che si rialzava dalla desolazione della guerra, era stato inizialmente concepito con una struttura a episodi e con il titolo di Storie di ieri, per poi raggiungere la definitiva stesura con l’intreccio delle vicende di personaggi indimenticabili e indimenticati come Pina e don Pietro Pellegrini, legate in un’unica storia nella Storia.

La scena centrale del film, quella in cui Pina rincorre il camion che porta via il marito catturato dai tedeschi, è probabilmente la sequenza che più di ogni altra fa pensare alla potenza del cinema neorealista ed è tra quelle che identificano nel mondo il cinema italiano. Vincitore di due Nastri d’Argento, Roma Città Aperta è nell’elenco dei cento film italiani da salvaguardare, con il merito di aver cambiato la memoria collettiva del Paese tra il ’42 e il ’78.

Un restauro che è il frutto della collaborazione di tre istituzioni diverse, l’Istituto Luce Cinecittà, la Fondazione Cineteca di Bologna e la Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale che hanno unito gli sforzi nel “Progetto Rossellini” rendendo possibile il recupero dei titoli più importanti della filmografia del regista romano, tra cui La macchina ammazzacattiviViaggio in Italia e Stromboli terra di Dio, pellicole presentate in questi anni all’interno dei maggiori Festival nazionali e internazionali. “Con Roma Città Aperta l’Italia ha riconquistato il diritto di guardarsi di nuovo in faccia” diceva Jean-Luc Godard e grazie a questa iniziativa, promossa dal Circuito Cinema, anche le nuove generazioni avranno modo di ammirare una delle pietre miliari della cinematografia mondiale, che è anche e soprattutto un frammento autentico della storia d’Italia.

 

Fonte: IlFattoQuotidiano

CINEMA: Esce giovedì 23 il film “Tutta colpa di Freud” di Paolo Genovese, con Marco Giallini e Claudia Gerini.

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E’ giovedì 23 gennaio il giorno fissato per l’uscita de “Tutta colpa di Freud”, il nuovo film di Paolo Genovese che vede la partecipazione di un cast di tutto rispetto, impreziosito da nomi eccellenti del cinema italiano.
 La pellicola è incentrata principalmente sulle vicende personali di Francesco (Marco Giallini), un’analista impegnato con le difficili esistenze delle sue tre figlie: la prima, di professione libraia, si innamora di un ladro di libri, mentre la secondogenita è una lesbica che ha deciso di diventare etero; l’ultima, diciottenne, si innamora follemente di un uomo di mezza età.
Francesco da analista si trova ad avere così come pazienti proprio le sue tre figlie, e si sa, quando la professione si intreccia con gli affetti il risultato non è mai facilmente calcolabile.
Si tratta dell’ottavo lungometraggio di Paolo Genovese, l’ultimo dopo “Una famiglia perfetta” (film del 2012 che ha ricevuto 3 nomination ai David di Donatello), e per il suo nuovo lavoro il regista romano, come detto in precedenza, ha scelto attori di un certo spessore come Marco Giallini (divenuto famoso al grande pubblico principalmente per il ruolo de il “Terribile” nella serie TV Romanzo Criminale), Vittoria Puccini,Claudia Gerini e Alessandro Gassman, recentemente approdato per la prima volta sul grande schermo nella veste di regista nel film del 2011 “Razzabastarda”.

La Grande Bellezza, Sorrentino: ‘Ho aperto gli occhi e il Golden Globe era ancora lì’

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Sotto il tetto di un anonimo appartamento di frontiera, ai tempi del suo primo cortometraggio, Paolo Sorrentino immaginava MarxNietzsche e Gesù in fitto colloquio sulle sorti di dio. All’alba di lunedì, con il miracoloso straniamento di un personaggio letterario e la certa approvazione della sua “setta degli insonni” il regista si è concentrato sulle proprie regalandosi un istante da Tony Pagodao da Cheyenne: “Ridere e guardare la bellezza, e se le due cose potevano coincidere, allora si finiva nello schedario delle giornate indimenticabili”.

È andata proprio così, ai Golden Globe, mentre uno scalino dopo l’altro, passando accanto a Robert RedfordTom Hanks o Meryl Streep, l’amico di una vita, il produttore Nicola Giuliano, ex rugbista e sosia del calciatore Gonzalo Bergessio, lo accompagnava come sempre nella mischia per segnare il più difficile dei gol. Battere il vincitore di Cannes, lo strafavorito Abdelattif Kechiche e incasellare il premio della stampa estera di Hollywoodnaturale volano per gli Oscar, in una prospettiva differente. Non più e non solo l’ennesima conferma del segno lasciato dal suo talento e da La grande bellezza nell’anno appena messo in archivio e vissuto pericolosamente da Sorrentino, Giuliano, Viola Prestieri e dall’altra complice di Indigo Film, Francesca Cima. Ma la ratificazione – al massimo livello – (tra speranze e desideri tenuti a freno con disincantata e scaramantica attitudine fatalista) di un’opera che non ha attraversato i confini per partecipare decoubertinianamente alla gara.

Sorrentino c’è, gode della massima considerazione (il premio mancava da Nuovo cinema Paradiso, Tornatore, 1989) e ora può davvero sollevare l’Oscar per il miglior film straniero (le nominations sono previste per il 16 gennaio) ma anche se non accadesse e se il verdetto fosse quello iniquo già soffiato sulla Croisette, avrebbe compiuto comunque qualcosa di straordinario. A distanza di ore, al telefono, a tarda sera, la felicità non costa niente e lo stupore da bambino non è evaporato: “La prima cosa che ho fatto stamattina aprendo gli occhi? Ho visto nitidamente il Golden Globe, l’avevo messo sulla mensola, era ancora lì, è stato tutto vero”. In una notte speciale in cui la commozione era riuscita a ingannare e confondere anche Jon Voight eJacqueline Bisset, Sorrentino è salito sul palco con il piglio di una sua popolare maschera: “Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che si mettono comodi. E appassiscono. E gli altri. Io faccio parte degli altri” e da “altro”, da alieno, da marziano in trasferta, ha parlato. Semplice, diretto, rapidissimo. Abituato a non confondere l’insolito con l’impossibile ha impiegato 40 secondi per mostrarsi grato e allegro. Un ringraziamento ai colleghi di avventura, un abbraccio ideale al pazzesco Toni Servillo, uno a sua moglie Daniela D’Antonio, giornalista del “Venerdì” di Repubblica , una carezza al suo paese “pazzo e meraviglioso”, molti applausi ricevuti e una rapida risalita verso il tavolo per far festa con Bono Vox e Martin Scorsese.

Uno che con la lietezza delle menti agili già codificate da Sorrentino: “I geni sono quelle persone che ci stai a fianco senza nessuno sforzo, ecco chi sono” già a Marrakech, dove con Sorrentino aveva diviso una settimana di divertimento e passione in giuria, si è dimenticato in fretta del mancato Golden per il suo The wolf of Wall Street correndo a complimentarsi con la più giovane promessa.

Paolo Sorrentino, già venerato maestro all’epoca del Divo e degli onori in quel di Cannes e figurina incodificabile che in molti avrebbero voluto trasformare in solito stronzo perché (lesa maestà) con il suo cinema osa, vola, fa sognare e non si limita alla pedissequa esecuzione del compitino, ascoltava incredulo. Scettico e forse memore di quando da segretario di produzione poteva capitare di lasciare il girato di cui era responsabile in una macchina incustodita. Adesso il gioco lo guida lui e il futuro (che è anche il titolo della sua prossima impresa) e il delirio complessivo di apprezzamenti che La grande bellezza ha raccolto oltre Chiasso (serviva sempre una gita da quelle parti, ricordava ironicamente Arbasino, per sprovincializzarsi almeno un po’) metteranno a repentaglio la sua atavica pigrizia. Se la critica italiana “anche quando è positiva”, lo trova sulla sponda ontologica di Carmelo Bene: “I critici sono alpini di pianura”, sarà difficile sottrarsi alle proposte che dall’altra parte del mondo, da ora, pioveranno in serie. Sorrentino ha i suoi tempi. La grande bellezza è costato a lui e ai produttori uno sforzo enorme. Di attuazione, ambizione e assorbimento dei paragoni forzati (Fellini).

Da domani (meglio tra un paio di mesi) Sorrentino volterà pagina. La grande bellezza rimarrà nella storia del cinema italiano. La dannazione del mestiere, nelle pieghe dell’inconfessabile supplizio degli artisti veri: “Il set non mi piace, non mi piaceva 25 anni fa e non ne vado pazzo neanche ora. Non è un luogo, è un circo. Lo apprezzo per i 20 minuti al giorno in cui si rincorrono a sprazzi, bellissimi momenti”. Ogni tanto tramutano in grande bellezza e qualcuno, persino, ne riconosce il tratto. È accaduto. Viva Sorrentino. Uno che ameremmo, anche se fosse norvegese. 

 

Fonte: ilfattoquotidiano

Nastri d’Argento, “Io e te” di Bertolucci è il film dell’anno

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“Io e te” di Bernardo Bertolucci è il vincitore del ”Nastro d’Argento dell’anno” edizione 2013. Lo annunciano i giornalisti cinematografici italiani ufficializzando, con l’occasione, anche gli appuntamenti della prossima edizione dei Nastri, la 67esima, che avrà luogo, come di consueto, tra Roma e Taormina.

A Roma il 30 maggio prossimo, giovedì, nella sede del Museo MAXXI i premi al film “Nastro dell’anno´” e, insieme, l’annuncio ufficiale delle cinquine dei candidati , poi a Taormina, sabato 6 luglio, dal Teatro Antico, durante la “Notte delle stelle”, come sempre organizzata insieme a Taormina Arte, la serata di premiazione che ospiterà ancora i vincitori votati da tutti i giornalisti, con i Premi Guglielmo Biraghi per gli esordienti e alcuni riconoscimenti speciali.

La sera del 30 Maggio a Roma con Bertolucci ritirerà un Nastro anche il produttore del film, Mario Gianani e, come tradizione, insieme loro saranno anche festeggiate altre professionalità del film – scelte dal Direttivo dei Giornalisti Cinematografici – premiate con un particolare riconoscimento legato alla scelta del “Film dell’anno” 2013, un riconoscimento che era andato lo scorso anno a “Cesare deve morire” di Paolo e Vittorio Taviani.

Quello di Bertolucci «è un film che anche i giornalisti e la critica hanno subito accolto con entusiasmo: un film che emoziona e conquista per il suo sguardo incredibilmente nuovo e diverso, in un’annata difficile che resterà nella storia del cinema, non solo italiano, anche per la freschezza dell’ atteso, felicissimo ritorno di Bernardo Bertolucci dietro la macchina da presa» spiega a nome del Direttivo Nazionale del Sindacato, il presidente Laura Delli Colli.

Dopo la magnifica accoglienza, lo scorso anno al Festival di Cannes, il film uscito in Italia a ottobre e poi, con successo, anche in Olanda e Belgio, sarà tra pochi giorni nelle sale del Regno Unito e a settembre in quelle francesi.

Il libro omonimo di Nicolò Ammaniti, che firma anche la sceneggiatura insieme a Umberto Contarello e Francesca Marciano, e con il regista, ha offerto a Bertolucci la possibilità di «fare film da una posizione diversa da quella usuale: seduto piuttosto che in piedi» come ha raccontato entusiasta il regista, dicendo poi «ora mi sento di nuovo in corsa e pronto per dirigerne un altro prima possibile».

“Chavez” di Oliver Stone nelle sale il 16 aprile

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Chavez – l’ultimo comandante” (South of the Border), il film-documentario di Oliver Stone, presentato alla 66.ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, sarà in sala con una uscita-evento il 16 aprile, in contemporanea con le elezioni del nuovo presidente venezuelano (14 aprile).

Saranno 150 le sale che in quel giorno programmeranno l’eccezionale documentario di Stone.

Oliver Stone e la sua troupe attraversano l’America Latina dai Caraibi fino alle Ande, nel tentativo di spiegare il “fenomeno’’ del presidente venezuelano Hugo Chavez e della sua rivoluzione bolivariana, pacifica ma armata. A partire dalla vicenda politica di Chavez, Oliver Stone traccia il complesso quadro dei mutamenti politici che hanno contrassegnato la vita di molti Paesi dell’America Latina.

Oltre a Chavez, nel suo documentario Stone incontra molti altri presidenti dell’America latina come Evo Morales della Bolivia, Cristina Kirchner dell’Argentina, Rafael Correa dell’Ecuador, Raul Castro di Cuba, Fernando Lugo del Paraguay e Lula da Silva del Brasile.

Ha dichiarato Oliver Stone: «Quest’uomo è un fenomeno. Un fenomeno più grande degli attacchi che gli dedicano i media americani. Certo in Venezuela ci sono ancora molti problemi ma ci sono stati anche tanti miglioramenti. Questo film è stata un’esperienza liberatoria…. E’ un road movie su dei paesi che hanno un obiettivo, cambiare la politica».

Almodovar torna a farci ridere con “Gli amanti passeggeri”, nelle sale dal 21 marzo

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Psichedelica, grottesca, scatenata, esilarante, folle: un’avventura ad alta quota, a bordo di un aereo in avaria, tutta a base di sesso, cocktail rinforzati da droghe di vario tipo, balletti e situazioni bordeline. Dopo i toni cupi e drammatici dei suoi film precedenti, come La pelle che abito e Gli abbracci spezzati, Pedro Almodovar cambia direzione, recuperando lo spirito goliardico e fuori di testa delle sue prime commedie, che tanto hanno contribuito a crearne il mito. Il risultato è Gli amanti passeggeri, sua ultima fatica, che approda nelle sale italiane il prossimo 21 marzo.

Un film che si inserisce in un filone tra i più sfruttati dal cinema mondiale, e che mai verrebbe in mente di associare al regista spagnolo: quello dell’emergenza o della catastrofe (effettiva o sfiorata) che scoppia a bordo di un aereo: dal prototipo anni Settanta Airport fino al recentissimo Flight, che ha portato Denzel Washington alla candidatura all’Oscar, gli esempi sono numerosi. Inutile dire che, dopo essersi intrufolato

nel genere, Almodovar lo gira e rigira a suo piacimento, trasportandolo in una dimensione totalmente “altra”, rispetto a quello che siamo abituati a vedere sullo schermo. Prendiamo il discorso “stati alterati della mente”: se già Flight ha come protagonista un pilota ubriaco e strafatto, lui, Pedro, va molto più avanti. E facendosi trascinare dalla sua brillante immaginazione, che ci ha donato in passato capolavori come Donne sull’orlo di una crisi di nervi, trasforma l’allarme dovuto a un problema tecnico sul volo passeggeri Peninsula 2549, diretto a Città del Messico, in una teoria di situazioni ad alto tasso di eccentricità. In cui le assistenti di volo toccano le parti intime di entrambi i piloti, nelle bibite vengono inseriti a tradimento stupefacenti, le occasioni erotiche si moltiplicano. Questo perché, come viene detto nelle note stampa della pellicola, “la vita sulle nuvole continua a essere complicata come rasoterra, e per le stesse ragioni che si riducono essenzialmente a due: l’eros e la morte”. Ecco perché, di fronte al pericolo, “si scatena una catarsi generale”.

Interpretato da un gruppo di attori dai volti tutti inconfondibili e tutti almodovariani – tra cui Javier Camara, Raul Arevalo, Giullermo Toledo, Blanca Suarez – Gli amanti passeggeri è anche un film che, al di là dei contenuti, ha uno stile visivo inconfondibile, come sempre nelle opere di Almodovar. “La sfida dei miei passeggeri – ha dichiarato recentemente il regista – è che devono combattere la loro ansia e le loro paure senza l’aiuto della tecnologia: nudi, senza iphone, film o ipad, senza immagini che li anestetizzino. L’unica arma che hanno è la parola: parola sudorata, patetica, artificiosa, divertente, esasperata, fragile, compiacente, edonista, libera”. Una cascata di aggettivi, per un autore che adora l’eccesso

Tutti i film candidati all’Oscar 2013

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L’85ª edizione della cerimonia degli Oscar si terrà al Dolby Theatre di Los Angeles il 24 febbraio 2013. A condurre la serata sarà per la prima volta il comico Seth MacFarlane. Le nomination delle varie categorie sono state annunciate il 10 gennaio 2013 dallo stesso Seth MacFarlane e dall’attrice Emma Stone. Durante la serata verrà celebrato il 50° anniversario della saga dedicata a James Bond con un tributo. Il film che ha ricevuto più nomination è Lincoln, nuovo film diretto da Steven Spielberg con 12 nomination, seguito da Vita di Pi, diretto da Ang Lee con 11 nomination.

MIGLIOR FILM  Amour, regia di Michael Haneke Argo, regia di Ben Affleck  Django Unchained, regia di Quentin Tarantino  Il lato positivo – Silver Linings Playbook (Silver Linings Playbook), regia di David O. Russell  Lincoln, regia di Steven Spielberg  Les Misérables, regia di Tom Hooper  Re della terra selvaggia (Beasts of the Southern Wild), regia di Benh Zeitlin  Vita di Pi (Life of Pi), regia di Ang Lee  Zero Dark Thirty, regia di Kathryn Bigelow

MIGLIOR REGIA

Michael Haneke – Amour Ang Lee – Vita di Pi (Life of Pi)  David O. Russell – Il lato positivo – Silver Linings Playbook (Silver Linings Playbook)  Steven Spielberg – Lincoln  Benh Zeitlin – Re della terra selvaggia (Beasts of the Southern Wild)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

Bradley Cooper – Il lato positivo – Silver Linings Playbook (Silver Linings Playbook) Daniel Day-Lewis – Lincoln  Hugh Jackman – Les Misérables  Joaquin Phoenix – The Master  Denzel Washington – Flight

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

Jessica Chastain – Zero Dark Thirty Jennifer Lawrence – Il lato positivo – Silver Linings Playbook (Silver Linings Playbook)  Emmanuelle Riva – Amour  Quvenzhané Wallis – Re della terra selvaggia (Beasts of the Southern Wild)  Naomi Watts – The Impossible

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Alan Arkin – Argo Robert De Niro – Il lato positivo – Silver Linings Playbook (Silver Linings Playbook)  Philip Seymour Hoffman – The Master  Tommy Lee Jones – Lincoln  Christoph Waltz – Django Unchained

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Amy Adams – The Master Sally Field – Lincoln Anne Hathaway – Les Misérables Helen Hunt – The Sessions – Gli incontri (The Sessions) Jacki Weaver – Il lato positivo – Silver Linings Playbook (Silver Linings Playbook)

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE

Wes Anderson e Roman Coppola – Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore (Moonrise Kingdom)  Mark Boal – Zero Dark Thirty  John Gatins – Flight  Michael Haneke – Amour  Quentin Tarantino – Django Unchained

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

Lucy Alibar e Benh Zeitlin – Re della terra selvaggia (Beasts of the Southern Wild) Tony Kushner – Lincoln  David Magee – Vita di Pi (Life of Pi)  David O. Russell – Il lato positivo – Silver Linings Playbook (Silver Linings Playbook)  Chris Terrio – Argo

MIGLIOR FILM STRANIERO

Amour, regia di Michael Haneke (Austria) Kon-Tiki, regia di Joachim Roenning, Espen Sandberg (Norvegia) No, regia di Pablo Larraín (Cile) A Royal Affair (En kongelig affære), regia di Nikolaj Arcel (Danimarca) War Witch (Rebelle), regia di Kim Nguyen (Canada)

MGLIOR FILM D’ANIMAZIONE

Ribelle – The Brave (Brave), regia di Mark Andrews e Brenda Chapman Frankenweenie, regia di Tim Burton ParaNorman, regia di Sam Fell e Chris Butler Pirati! Briganti da strapazzo (The Pirates! Band of Misfits), regia di Peter Lord e Jeff Newitt Ralph Spaccatutto (Wreck-It Ralph), regia di Rich Moore

MIGLIORE FOTOGRAFIA

Roger Deakins – Skyfall Janusz Kaminski – Lincoln  Seamus McGarvey – Anna Karenina  Claudio Miranda – Vita di Pi (Life of Pi)  Robert Richardson – Django Unchained

MIGLIORE SCENOGRAFIA

Rick Carter e Jim Erickson – Lincoln Sarah Greenwood e Katie Spencer – Anna Karenina  David Gropman e Anna Pinnock – Vita di Pi (Life of Pi)  Dan Hennah, Ra Vincent e Simon Bright – Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato (The Hobbit: An Unexpected Journey)  Eve Stewart e Anna Lynch-Robinson – Les Misérables

MIGLIOR MONTAGGIO

Jay Cassidy e Crispin Struthers – Il lato positivo – Silver Linings Playbook (Silver Linings Playbook) William Goldenberg – Argo  Michael Kahn – Lincoln  Tim Squyres – Vita di Pi (Life of Pi)  Dylan Tichenor e William Goldenberg – Zero Dark Thirty

MIGLIORE COLONNA SONORA

Mychael Danna – Vita di Pi (Life of Pi) Alexandre Desplat – Argo  Dario Marianelli – Anna Karenina  Thomas Newman – Skyfall  John Williams – Lincoln

MIGLIORE CANZONE

Before My Time, musica e parole di J. Ralph – Chasing Ice Everybody Needs A Best Friend, musica e parole di Walter Murphy e Seth MacFarlane – Ted  Pi’s Lullaby, musica e parole di Mychael Danna e Bombay Jayashri – Vita di Pi (Life of Pi)  Skyfall, musica e parole di Adele Adkins e Paul Epworth – Skyfall  Suddenly, musica e parole di Claude-Michel Schönberg, Herbert Kretzmer e Alain Boublil – Les Misérables

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI

Joe Letteri, Eric Saindon, David Clayton e R. Christopher White – Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato (The Hobbit: An Unexpected Journey) Cedric Nicolas-Troyan, Philip Brennan, Neil Corbould e Michael Dawson – Biancaneve e il cacciatore (Snow White & the Huntsman)  Janek Sirrs, Jeff White, Guy Williams e Dan Sudick – The Avengers  Richard Stammers, Trevor Wood, Charley Henley e Martin Hill – Prometheus  Bill Westenhofer, Guillaume Rocheron, Erik-Jan De Boer e Donald R. Elliott – Vita di Pi (Life of Pi)

MIGLIOR SONORO

Argo – John Reitz, Gregg Rudloff e Jose Antonio Garcia Lincoln – Andy Nelson, Gary Rydstrom e Ronald Judkins  Les Misérables – Andy Nelson, Mark Paterson e Simon Hayes  Skyfall – Scott Millan, Greg P. Russell e Stuart Wilson  Vita di Pi (Life of Pi) – Ron Bartlett, D.M. Hemphill e Drew Kunin

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO

Argo – Erik Aadahl e Ethan Van der Ryn Django Unchained – Wylie Stateman  Skyfall – Per Hallberg e Karen Baker Landers  Vita di Pi (Life of Pi) – Eugene Gearty e Philip Stockton  Zero Dark Thirty – Paul N.J. Ottosson

MIGLIORI COSTUMI

Anna Karenina – Jacqueline Durran Biancaneve (Mirror Mirror) – Eiko Ishioka  Biancaneve e il cacciatore (Snow White & the Huntsman) – Colleen Atwood  Lincoln – Joanna Johnston  Les Misérables – Paco Delgado

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA

Hitchcock – Howard Berger, Peter Montagna e Martin Samuel Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato (The Hobbit: An Unexpected Journey) – Peter Swords King, Rick Findlater e Tami Lane  Les Misérables – Lisa Westcott e Julie Dartnell

MIGLIOR DOCUMENTARIO

5 Broken Cameras The Gatekeepers  How to Survive a Plague  The Invisible War  Searching for Sugar Man

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO

Inocente – Sean Fine e Andrea Nix Fine Kings Point – Sari Gilman e Jedd Wider  Mondays at Racine – Cynthia Wade e Robin Honan  Open Heart – Kief Davidson e Cori Shepherd Stern  Redemption – Jon Alpert e Matthew O’Neill

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO

Asad – Bryan Buckley e Mino Jarjoura Buzkashi Boys – Sam French e Ariel Nasr  Curfew – Shawn Christensen  Death of a Shadow – Tom Van Avermaet e Ellen De Waele  Henry – Yan England

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D’ANIMAZIONE

Adam and Dog – Minkyu Lee Fresh Guacamole – PES  Head over Heels – Timothy Reckart e Fodhla Cronin O’Reilly  The Longest Daycare – David Silverman  Paperman – John Kahrs

Commedie, cartoon e sentimento per i film di Natale

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Per la gioia di grandi e piccini. La formula è antica ma calza bene quando si parla dei film di Natale. Scuole chiuse e bambini da intrattenere, adulti con un po’ di tempo libero in più, freddo fuori e sale calde e una tradizione che si ripete, quella del cinema delle feste, alimentata da una concentrazione di film in uscita come mai nel resto dell’anno. A farla da padrone, le storie divertenti e i lungometraggi animati per i più piccoli. E alcuni titoli in cui si sposano action e fantasy: piacciono ai ragazzini ma anche ai grandi, che così non si addormentano nel bel mezzo della proiezione. Senza trascurare il cinema più impegnato, che guarda all’attualità, o quello in cui vince il sentimento.

È Lo Hobbit ad aprire le danze: già in sala, il film che racconta quel che accadde prima di Il Signore degli Anelli era fra i più attesi della stagione. Per adulti, senz’altro, ma anche per bambini coraggiosi i cui sonni non saranno turbati dai mostri che i protagonisti si troveranno a fronteggiare. Ma c’è pure Ang Lee che porta sullo schermo la grande avventura con Vita di Pi, storia di naufragi, di lotta per la sopravvivenza e dell’amicizia fra un ragazzo e una bellissima tigre. E se la voce inquietante di Gollum o il mare in tempesta lasciano un po’ perplessi i genitori, con i cartoon si va sul sicuro: da Ralph Spaccatutto a Sammy 2 – La grande fuga a Ernest & Celestine (quest’ultimo proprio per piccolini). Senza dimenticare quelli già in sala, come Hotel Transylvania e Un mostro a Parigi.

Poi ci sono le commedie italiane, must natalizio. Lasciate da parte, almeno per quest’anno, le evoluzioni delle vacanze a Rio o a Miami o in Sudafrica, Christian De Sica divide il film con Lillo & Greg e si traveste da sacerdote in Colpi di fulmine. Torna la coppia passione degli adolescenti, ovvero Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli che sbarcano al cinema con I 2 soliti idioti. Atteso ritorno anche per Antonio Albanese e la sua satira dell’Italia e della politica in Tutto tutto niente niente.

Per chi invece volesse scegliere tutt’altro genere, ci sono Ken Loach e il suo La parte degli angeli, il noir L’innocenza di Clara diretto da Toni D’Angelo (figlio del cantante Nino), La bottega dei suicidi di Patrice Leconte, il robusto La regola del silenzio di e con Robert Redford o il romantico Love is all you need di Susanne Bier: ambientato a Sorrento tra alberi di limoni, per respirare con largo anticipo un po’ di profumo d’estate.

Courmayeur Noir in Festival

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Il Courmayeur Noir in Festival, apre con l’anteprima nazionale dell’atteso “Hitchcock”, viaggio nel making of di “Psycho”, (fuori concorso), interpretato da Anthony Hopkins e diretto da Sacha Gervasi,  in programma nella stazione sciistica valdostana dal 10 al 16 dicembre prossimi. A chiudere la rassegna, sempre fuori concorso, “La regola del silenzio” (The Company You Keep), l’atteso ultimo film di Robert Redford, in uscita nelle sale italiane il 20 dicembre. Una settimana di appuntamenti con i misteri, gli intrighi, i brividi e le scoperte del cinema di genere per il festival diretto da Giorgio Gosetti e Marina Fabbri, giunto quest’anno alla sua ventiduesima edizione.
“Siamo tornati in qualche modo all’origine – raccontano Gosetti e Fabbri – scegliendo di proporre film e scrittori che vorremmo far scoprire al nostro pubblico”. Con un ospite d’onore d’eccezione: Don Winslow, il romanziere americano autore di best seller noir, in cui racconta la moderna trasformazione internazionale della criminalità organizzata, tra cui “I re del mondo”, da cui Oliver Stone ha appena tratto il film “Le belve”.
Winslow riceverà il premio Raymond Chandler e sarà chiamato a partecipare al dibattito “Noi(r) e le mafie” con, tra gli altri, il procuratore Pietro Grasso, i giornalisti Lirio Abbate e Andrea Purgatori, lo scrittore Marcello Fois, sul ventennale degli attentati a Falcone e Borsellino. Tra letteratura, inchieste e cinema (con anche una rassegna a tema), quello delle mafie e della loro mutazione e globalizzazione sarà un po’ il filo nero della manifestazione di quest’anno.
Al vincitore, tra i dieci film in concorso (tra cui gli italiani “L’innocenza di Clara” di Tony D’Angelo, “Breve storia di lunghi tradimenti” di Davide Marengo, e “Tulpa” di Federico Zampaglione), sarà assegnato il Leone Nero 2012 da una giuria composta dalle attrici Francesca Neri e Franziska Petri, dai registi Santiago Amigorena, Pippo Delbono e Jennifer Lynch. In concorso si vedrà anche “The Hypnotist”, thriller nordico di Lasse Hallström, due volte candidato all’Oscar, film che segna il ritorno in patria del regista svedese dopo oltre vent’anni di lavoro ad Hollywood. Tra le pellicole fuori concorso la più sorprendente commedia horror dell’anno (il cubano “Juan dei morti”), l’esordio da produttore di Luca Argentero (“Cose cattive”, di Simone Gandolfo), il cartoon spagnolo “Le avventure di Fiocco di Neve”, dedicato ai più piccoli come la rassegna Mini Noir, quest’anno centrata sul tema dei dinosauri. E la sorpresa finale di “A Therapy”, un “corto d’autore” firmato da Roman Polanski, sulle duplicità dell’animo umano.
Tra i protagonisti del cinema attesi a Courmayeur: Luca Argentero, Dario Argento, il vincitore, Lucas Belvaux, Guido Caprino, Chiara Conti, Carl Colby, Jèrôme Cornuau, Carolina Crescentini, Marta Gastini, Claudia Gerini, Sacha Gervasi, Alice Lowe, Alberto Rodriguez, Gabriele Salvatores, Maya Sansa, la protagonista della serie tv francese “Profiling”, Odile Vuillemin, gli autori italiani Toni D’Angelo, Simone Gandolfo, Davide Marengo e Federico Zampaglione.
Il programma completo su www.noirfest.com

The Sessions: il film

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The Sessions è un  film drammatico vincitore del Premio del Pubblico e del Premio Speciale della Giuria allo scorso Sundance Film Festival.

Precedentemente intitolato The Surrogate, il film vede protagonista John Hawkes nei panni del giornalista Mark O’Brien, costretto a vivere in un polmone d’acciaio, paralizzato dalla poliomielite. Quando il suo corpo inizia a trasmettergli desideri sessuali sempre più espliciti, l’uomo decide di ricorrere a una terapista specializzata, Cheryl Cohen Greene.

Nelle sei sessioni con la donna Mark scoprirà la gioia del sesso e la scoperta del proprio corpo. Ma quando anche i sentimenti entrano in gioco, oltre alla mera questione fisica, la faccenda si complica per tutti. Ad ascoltare la confessione del protagonista c’è poi padre Brendan, prete diviso tra la propria religione e la comprensione delle effettive necessità del suo parrocchiano.

Alla base di tutto c’è il documentario Breathing Lessons: The Life and Work of Mark O’Brien di Jessica Yu, che nel 1996 si aggiudicò addirittura l’Oscar.

Ben Lewin, regista anch’egli affetto da poliomielite, dopo aver scoperto la storia del giornalista poi deceduto a 49 anni, ha deciso di realizzarne un film. La produzione non poteva che essere indipendente, e di questo tipo di cinema possiede tutti gli stilemi immaginabili: regia pulita e vicina ai caratteri, scrittura precisa sulla definizione delle psicologie e delle situazioni, messa in scena “povera”. Insomma, del film si apprezza l’efficacia e la sensibilità con cui mette insieme tutte queste componenti.

Un degno applauso va anche a Helen Hunt, bellezza non scontata che adopera il suo corpo in maniera elegante e coraggiosa.

Padrone assoluto della scena è però un grande, ironico, perfetto John Hawkes, incredibilmente efficace nel comunicare soltanto attraverso uno sguardo o l’intonazione della voce sforzata che O’Brien aveva.

The sessions è diretto da Ben Lewin e interpretato da John Hawkes, Helen Hunt, William H. Macy, Moon Bloodgood, Annika Marks, W. Earl Brown, Blake Lindsley, Adam Arkin, Lo Ming, Jennifer Kumiyama.